“Resti in famiglia” di Clara Gargano: il gioco come strumento prezioso per affrontare il coming out

Oggi 11 Ottobre è il Coming Out Day e quest’anno vogliamo celebrarlo dando visibilità al lavoro che si sta portando avanti in Italia nel mondo ludico per pensare e fornire strumenti nuovi e alternativi alle famiglie per affrontare il tema dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Partiamo da Clara Gargano, illustratrice e graphic designer che nel 2015 si è laureata in Design della Comunicazione al Politecnico di Milano con una tesi sperimentale intitolata “Homo ludens homosexual. Coming out, famiglie (ex) eteronormative e gioco”.

«Ogni (o quasi) membro della comunità LGBT prima di essere un attivista in lotta per i diritti, prima di aver scelto un compagno/a per la vita, prima di aver camminato in strada indossando vestiti non conformi al proprio genere o prima di aver portato a cena il/la partner, prima di tutto ciò ha dovuto fare coming out. Come il disvelamento di qualunque segreto, anche quello riguardante il proprio orientamento sessuale implica delle conseguenze tutt’oggi poco indagate, soprattutto in merito all’evoluzione della situazione familiare e a come ciò incide sulla psiche delle persone. Posto come obiettivo di ricerca quello di indagare le origini storiche e sociali dell’omosessualità per comprendere i motivi delle discriminazioni e dell’omofobia, è emerso sin dal principio quanto queste siano state il risultato di prolungati periodi di disinformazione e della promulgazione di falsi miti da parte di scienza, media e religione, ho scelto di orientare l’esito progettuale dei miei studi in una delle direzioni più critiche dell’assunto, quella che raggiunge i soggetti in uno dei momenti di maggiore vulnerabilità. […] Attraverso la mia ricerca e il gioco mi auspico di riuscire a far risaltare la bellezza della condivisione della verità del coming out, che troppo spesso viene sovrastata dal dal frastuono delle domande, dei sensi di colpa e delle accuse. […] Il gioco si rivolge ai genitori e ai figli omosessuali – tra i 16 e i 25 anni – che hanno da poco fatto coming out e che pertanto si trovano al principio del percorso di accettazione.» 

Le componenti di gioco di “Resti in famiglia”, dal sito di Clara Gargano.

«“Resti in famiglia” ha per protagonista una famiglia di 4 componenti. Alla morte di un lontano parente il Notaio li invita a recarsi presso la villa per leggerne le ultime volontà. Tuttavia, prima di aprire il Testamento e scoprire in cosa consista il lascito, la famiglia deve dimostrare il suo cordoglio raccogliendo i preziosi ricordi che il parente ha nascosto. […] Durante la partita i giocatori si sfidano a suon di colpi bassi, ostacolandosi a vicenda e facendo il possibile per arrivare primi al testamento. La competizione è intensa e nessun trucco è escluso: dal chiudere i genitori negli sgabuzzini, allo spegnere le luci, fino allo spingere gli avversari giù dalle scale, tutto in nome dell’eredità. […]

La partita si conclude quando un giocatore raggiunge l’ultima casella. A questo punto prende avvio il turno finale al termine del quale la persona in possesso del maggior numero di Carte Ricordo sarà dichiarata vincitrice, ottenendo così il titolo di Erede Universale e il compito di aprire e leggere il contenuto del Testamento. […] Il testamento, che viene letto solo alla fine del gioco, nasconde un messaggio inatteso. Infatti l’obiettivo perseguito dai giocatori, la tanto agognata eredità, si rivela essere un lascito emotivo e non economico ma una breve storia che parla di omosessualità e affetto.

[…]

I giocatori, immersi nelle dinamiche di antagonismo sono completamente impreparati all’epilogo del gioco, il che li lascia frastornati e commossi alla lettura del Testamento, riuscendo a ricompattare il nucleo familiare in pochi istanti e creando i presupposti per una profonda riflessione su quanto appena esperito. 

[…]

Il gioco così propone al giocatore una duplice riflessione sulle dinamiche familiari: da un lato la famiglia giocante che si separa volontariamente e litiga per ottenere un oggetto di cui non conosce neppure l’identità; dall’altro la famiglia del testamento, divisa per cause esterne e incontrollabili, dimostra invece l’importanza dell’essere uniti e del saper accantonare le divergenze nei momenti di fragilità, come può essere quello del coming out. Nella rivelazione finale del gioco risiede il mio obiettivo persuasivo di stimolare un ragionamento capace di mettere in dubbio quanto meno l’ordine delle preoccupazioni del genitore e di far ripensare al modo in cui si è affronto l’argomento omosessualità sino a tal momento, innescando un processo di empatia in gradi di rinnovare il legame affettivo che unisce la famiglia.»

[Clara Gargano, “Homo ludens homosexual. Coming out, famiglie (ex) eteronormative e gioco”]

Il gioco “Resti in Famiglia”, insieme a “Let’s Come Out”, costituisce la parte sperimentale del lavoro di laurea di Clara e non è quindi un gioco pubblicato e commercializzato. Tuttavia è stato proposto come attività ludica in vari contesti, per esempio nel 2017 al Festival del Gioco “PLAY” di Modena in collaborazione con La Gilda, e i feedback raccolti sia in fase di test durante la stesura della tesi, sia in queste occasioni successive sono stati positivi.

«La comunità LGBT è diventata un’influenza dominante sul panorama degli indie games. I giochi a sfondo queer hanno aperto nuove conversazioni su empatia, soggettività, personificazione, consenso, rappresentazione, desiderio e altro ancora. Il gioco dunque, partendo da sé stesso, sta contribuendo a quel cambiamento sociale tanto auspicato che mira in definitiva all’uguaglianza delle diverse parti che compongono la società umana.»

[Clara Gargano, “Homo ludens homosexual. Coming out, famiglie (ex) eteronormative e gioco”]

Come Clara, anche noi siamo convintɜ della potenza del mezzo ludico come dispositivo di innesco di riflessioni, nel contesto familiare e non solo, su temi e situazioni che ancora oggi sono per troppe persone difficili, fonte di timore e disagio (come può essere il momento del coming out). Ci auguriamo quindi che non solo il panorama indie, ma anche e soprattutto l’industria ludica investano sempre di più in titoli che possano veicolare narrazioni differenti, autentiche su questi argomenti. Perché quando abbiamo paura non raccontiamo le nostre storie e sono le storie che definiscono le identità e cambiano la cultura. A questo proposito, segnaliamo come prezioso approfondimento l’articolo “Il potere delle storie e della rappresentazione” di Stefano Burchi.