Racconti di un cringe di fine estate

La parola “nerd” al giorno d’oggi viene portata con orgoglio da molte persone, noi compresɜ, ma ricordiamoci innanzitutto la sua origine come sinonimo di “sfigato”: «la “s” come prefisso privativo e che apre a due accezioni diverse. S-figato come contrario di figo […] S-figato è anche chi non ha la “figa”, orrenda metonimia per ragazza, primo e fondamentale campo in cui si afferma il successo maschile.» [A. Lolli, “I nerd tra sesso e potere” in Guida all’immaginario nerd, Odoya]

E riflettiamo poi su come si sia passatɜ da questo, al considerare il mondo nerd una così succulenta fetta di mercato, pur mantenendo nelle rappresentazioni del “nerd medio” certi stereotipi. Voi non siete stanchɜ di tutto ciò? Noi sì.

Probabilmente avete già sentito parlare di “Miss Nerdy”, un concorso con sfilata che era previsto nel programma dell’evento “Nerd Pride Day”, in cui le partecipanti (dai 13 ai 40 anni) sarebbero state valutate da una giuria di sedicenti “esperti” per le loro caratteristiche fisiche, l’abbigliamento e la padronanza di una selezione arbitraria di argomenti con l’obiettivo dichiarato di voler unire (citiamo letteralmente) «bellezza, portamento ed eleganza… alla vostra cultura nerd!». Al post di lancio del concorso era allegata una locandina in cui figurava l’immagine di una ragazza in cosplay nei panni succinti di Mary Jane di Spiderman, che era stata ritagliata in modo da escludere parte della testa, dalle labbra in su.

Non entreremo nel dettaglio delle motivazioni per cui noi di DD&D non siamo “proud” di tutto questo: per il lancio dell’iniziativa #PlayerNotToy di qualche mese fa (e ancora in corso) abbiamo argomentato ampiamente la natura problematica di narrazioni come questa (e se ve lo siete perso, potete recuperare qui). Quello su cui ci teniamo a soffermarci è l’evidenza che qualcosa sta cambiando, e questo sì che ci rende orgogliosɜ della community di cui facciamo parte.

Perché la reazione all’evento e alla sua comunicazione promozionale è stata per la prima volta davvero compatta, ed è un peccato che sia stata silenziata tramite la rimozione del post originale dell’organizzazione dietro all’evento. Per questo citiamo qui alcune di quelle voci in opposizione, salvate dagli screenshot che in questo contesto vogliamo usare come strumento di resistenza, di conservazione della memoria collettiva.

«“Valutare le caratteristiche fisiche” ovviamente solo di donne, unire “bellezza, portamento ed eleganza” alla cultura nerd. Cioè, praticamente, avete detto che, anche dentro a questa comunità, le donne devono essere belle, aver portamento ed eleganza, altrimenti non vengono neanche prese in considerazione. Vergogna. Non entro neanche nell’argomento dell’età (penoso) perché la vostra pochezza, il vostro sessismo e lo schiacciamento sui valori sbandierati dalla cultura del mercato e dell’omologazione sono già tutti qui. Cancellatelo e chiedete scusa a chi vi segue. I tempi sono cambiati.»
[Angela, 81 mi piace]

«Valutare le caratteristiche fisiche… mi piacerebbe sapere su che basi e con che standard/linee guida e soprattutto cosa c’entra con la cultura nerd. Dire che siete patetici è riduttivo. E ve lo dice una coi “capelli colorati, tatuaggi a tema nerd e piercing” come piace a voi. Sfigati.»
[Elisa, 58 mi piace]

«Certo, certo, abbiamo travisato.
Sicuro.
Qui è pieno così di gente che ha travisato.

Desolante vedere quale sia la categoria che deve SEMPRE dimostrare di essere abbastanza carina, abbastanza sexy, abbastanza nerd per venir considerata da qualcuno.»
[Maddalena, 28 mi piace]

In seguito alle molte critiche ricevute, l’organizzazione dell’evento ha annullato il concorso e pubblicato un post di scuse che però lascia con l’amaro in bocca.

«ABBIAMO SBAGLIATO. CHIEDIAMO SCUSA!

E’ importante far parte di una community e ce lo avete dimostrato. Quando si sbaglia o non ci si accorge di aver commesso un errore è importante avere intorno persone che non abbiano paura di puntare il dito sul problema.

Grazie a quanti hanno voluto darci il loro feedback e segnalarci un contest che, nonostante le intenzioni assolutamente ludiche e aggregative che da sempre caratterizzano le nostre iniziative, ha offeso delle persone.

Siamo molto dispiaciuti e chiediamo scusa a quanti sono stati urtati.

Abbiamo sbagliato.

Il concorso Miss Nerdy è stato annullato e i relativi post sono stati rimossi.

Tutta *** si scusa e ripartirà da questo scivolone per tornare presto a creare i fantastici eventi a cui vi abbiamo abituati.»

All’iniziale ammissione di aver commesso un errore, infatti, non segue il riconoscimento di quest’ultimo come ci si auspicava. Le intenzioni innocenti dell’evento sono invece ribadite, e il focus è immediatamente spostato su chi si è offesə. Un’occasione persa, quindi, di dimostrare di aver davvero compreso la natura tossica dell’iniziativa e della comunicazione relativa. Ma anche in questo caso, la community non è rimasta in silenzio.

«Ci sono un po’ di step necessari quando ci si scusa, come ad esempio dimostrare di aver capito che si è la causa di un danno (ok), di aver capito qual è stato l’errore (non ne vedo traccia), cosa si vuol fare per risolvere la situazione (vabbuò, discutibile il come ma vi diamo un mezzo punto), far capire che non succederà di nuovo (mah), non scaricare la responsabilità (ma a quanto pare il problema è che la gente si è offesa, non di aver proposto un evento abominevole).

Insomma, bello che vi siate scusati eh, ma ce n’è di strada da qua a una scusa decente.Sono certo che quindi in futuro vorrete collaborare con donne e realtà femministe per capire come impostare un evento degno di nota, magari che aiuti a rompere pregiudizi e barriere che molte donne ancora oggi si trovano a dover affrontare nel mondo nerd.»
[Mattia, 122 mi piace]

Vogliamo una rappresentazione autentica delle persone che giocano e della comunità ludica, ben lontana dai casi che sono emersi quest’anno e denunciati dalla campagna  #PlayerNotToy. 

Riteniamo che, come per questo caso, non bisogna lasciare alcuno spazio a comunicazioni tossiche che presentano le giocatrici in modo oggettivato (a consumo dello sguardo altrui), esotico (da dover venire a vedere per crederci) e che si appropria, decontestualizzandoli, del linguaggio e delle simbologie caratterizzanti di specifiche identità (in questo caso la parola “pride” e i colori arcobaleno della comunità queer).

Restare in silenzio o ignorare questo genere di situazioni problematiche non ha altro effetto se non il lasciarle fiorire e proliferare, perché dà l’illusione che siano approvate. Al contrario, manifestare il proprio dissenso permette nel breve periodo di creare un momento di riflessione e nel lungo periodo, magari, di ottenere una progressiva diminuzione di eventi e narrazioni simili.

A tutte, tutti e tuttɜ voi che stavolta avete alzato la voce vogliamo dire grazie.