Satine Phoenix e TJ Storm a Milano – L’intervista

Intervista a Satine Phoenix e TJ Storm durante il D&D Community European Tour, organizzato a Milano il 22 Giugno 2019 da Wizards of The Coast, Asmodee Italia, Need Games, Gilding Light e Presso.
Hanno intervistato Satine Phoenix (ex Community Manager di Wizard of The Coast e Game Master) e TJ Storm (attore e Game Master): Marta “Martu” Palvarini e Laura Fontanella di Asterisco Edizioni, Giulia Pasquariello di Nerdcore.it e Presso, Francesca Gatti di Nerdando.com

Trascritta e tradotta da Laura Fontanella.

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Francesca Gatti con TJ Storm, Satine Phoenix e le rappresentanti di Asterisco Edizioni e Donne, dadi & dati. Foto di Popcore.it.

Martu: Satine, ti definisci “queer”? Definiresti la tua soggettività come tale?

Satine: Io sono Satine e mi piace qualsiasi cosa mi faccia sentire bene, non importa che si tratti di un uomo o di una donna. Non è importante.

Martu: Dalla prima alla terza edizione, Dungeons & Dragons si è evoluto moltissimo. Ti senti soddisfatta, oggi, della rappresentazione che D&D offre delle donne, delle soggettività lgbitq* e delle soggettività non bianche? Ti senti rappresentata? Senti di avere la possibilità di avere un avatar che ti rispecchi all’interno del gioco?

Satine: È stato davvero molto interessante quest’anno lavorare come Community Manager di Dungeons & Dragons; è stato un grosso passo in avanti quello di avere una donna come rappresentante – e una donna non esattamente normale, una che fa eccezione a tutto, che ha un passato interessante, una come me. Hanno candidato tante persone LGBITQA per diversi ruoli di responsabilità. Tutto questo è enormemente importante – e questa cosa si vede alle convention.
Partecipo a tantissime convention; sei anni fa, in una situazione del genere, sarebbero stati praticamente solo uomini. Oggi, invece il 45% dei partecipanti sono donne – ma non solo: partecipano anche gay, non-binary, chiunque!  – e queste persone cercano di capire chi sono davvero all’interno del gioco. Un uomo, per esempio, può giocare una lei e sentircisi bene! E tutti gli altri attorno al tavolo possono vederlo, e riconoscerlo. Quel piccolo momento di riconoscimento e di accettazione al tavolo da gioco infonde alle persone un coraggio eccezionale. Amo quel momento. Lo vedo alle convention ed è puro empowerment[1] ed è bellissimo. Anche le persone che organizzano questi eventi, quelli che organizzano queste convention, se ne accorgono e, proprio per questo, non hanno pregiudizi. Ormai hanno un atteggiamento della serie: “Non ti sta bene tutto questo? Puoi andartene e solo quando sarai pronto potrai giocare con noi”.

Martu: In quest’epoca di nuovi giochi di ruolo che si focalizzano molto sulla rappresentazione delle persone non bianche, lgbitq+, su rappresentazioni femministe, pensi che le meccaniche di gioco possano cambiare per rappresentare queste identità, dei problemi sociali, delle specifiche oppressioni attraverso l’uso di bonus e malus? In Dungeons & Dragons, così come altri giochi di ruolo, questo ancora non è possibile. Pensi che sia necessario? Pensi che possa esser utile? Pensi che qualcun@, tra cui il/la Dungeon Master, possa sviluppare qualcosa di simile?

TJ: Direi che questo è proprio quello che ha caratterizzato la versione di D&D 3.5: tanti piccoli bonus – il che è fantastico se ami la matematica. Ma per una questione di semplicità, i bonus non sono importanti – alla fine, infatti, siamo tutte persone.
Tutti possiamo avere dei doni o dei talenti. Io posso averne, tu puoi averne così come tutti possiamo avere, inoltre possiamo avere altrettante debolezze. Lei [indica Satine], per esempio, ha delle orecchie a punta, tu puoi avere un certo tipo di pelle. Tutto questo non conta affatto, non importa. Non abbiamo bisogno di bonus nel gioco ma dobbiamo fare di più – e fare meglio – per avere migliori rappresentazioni nel gioco – e possiamo averle.

Martu: 
Quindi, per essere più specifici, abbiamo bisogno di meno regole e di migliori rappresentazioni?

TJ: Assolutamente sì, meno regole e più rappresentazioni.

Satine: Inoltre, consiglio, se state giocando in un game store o in una convention, utilizzate Waterdeep [N.d.T. celebre metropoli dell’ambientazione Sword and Sorcery Forgotten Realms].
Waterdeep è una metropoli, come New York, come Los Angeles: è un posto diverso rispetto a tante remote regioni che si possono trovare nei Forgotten Realms. Quindi, se si vuol arrivare al punto ed essere più consapevoli delle questioni sociali che avvengono nel mondo – e si vuole trasporle nel gioco – è meglio utilizzare un’area che possa rappresentarle pienamente e amplificarle.

Martu: In Italia si sta parlando molto di molestie, discriminazioni, esclusioni che avvengono attorno al tavolo di gioco e durante il gioco stesso. Come vi comportate di fronte alle molestie, le oppressioni, questo tipo di esclusioni? Vi è mai capitato di vederne sviluppate nel gioco e nelle dinamiche di gioco? Come le affrontate in qualità di Dungeon Masters?

Satine: Faccio parte della community di Dungeons and Dragons da dieci anni e quando ho cominciato, puoi scommetterci il culo che mi son sentita molestata! Eravamo un gruppetto di donne all’epoca che facevano empowerment attraverso la loro sessualità. Quello che abbiamo imparato è che non ce ne fregava niente: giocavamo a D&D e questo era ciò che importava! Inoltre, non avevamo addosso molti vestiti ed eravamo perfettamente a nostro agio così: essere su Playboy, su Maxime … Ci odiavano per quello che eravamo. Cercarono di spedirci fuori dalla community a calci.
“Mi dispiace ma sono qui almeno da quanto lo sei tu se non da più tempo e non mi interessa quello che hai da dire” [N.d.T. si rivolge in senso figurato ai gatekeeper].
La community ci mise un po’ ad accorgersi di questa dinamica, ma poi molte persone – credo che ora si possa chiamarli “white knights[2] –  si schierarono dalla nostra parte, dicendo: “lasciateli perdere, ignorateli”.

C’era questo ragazzo che scrisse un articolo che mi fece infuriare e mi costrinse a difendermi. Gli dissi “Okay, lascia che ti spieghi tutto”: ero un brutto anatroccolo, i denti da cavallo, gli occhiali spessi.  Gli feci una lista e dopo aver conversato – era la prima conversazione che avevo con un troll – questa, con mia sorpresa, finì molto bene! Ora quando la gente mi molesta, non lotto direttamente. Se decidono di lanciarmi addosso qualcosa, io lo prendo, lo guardo, lo osservo da differenti angolazioni e punti di vista e, alla fine, quando capisco da dove arriva, quando capisco, almeno un po’, chi ho di fronte, quando comprendo qualcosa di loro, gli parlo usando quello che ho scoperto. Le molestie fanno soffrire e hanno diverse volte urtato i miei sentimenti, ma ho sempre cercato di guardarci attraverso, di guardarle con compassione, perché fare il bullo col bullo non è la soluzione.

Francesca: Immagina di essere alla fine di un viaggio e di aver raggiunto la cima di un’alta montagna. All’interno del tempio c’è un mago che, visto il successo delle tue imprese, desidera farti un regalo: il regalo consiste nella possibilità di incontrare te stess@ nel passato e di dirle qualcosa. Quale momento sceglieresti? Perché? Cosa ti diresti?

TJ: Se avessi completato il viaggio e mi trovassi di fronte al mago penso che sarei a posto così. Voglio dire, ce l’ho fatta e sono più forte di prima! E il mago potrebbe darmi questo regalo nel caso in cui volessi utilizzarlo più avanti nel tempo … ma se sono arrivato fin lì e sono sopravvissuto, non vorrei cambiare niente nel passato.

Francesca: E se potessi dire qualcosa, invece, alla persona che eri?

TJ: Non gli direi comunque nulla perché se gli dicessi qualcosa, quel qualcosa cambierebbe il corso degli eventi. Se avessi saputo che la lotta sarebbe stata così dura, se avessi saputo che le mie paure sarebbero scomparse, io oggi sarei una persona diversa. Questo è il vero viaggio. Se da bambino non avessi avuto paura, oggi non sarei io. Avevo paura, ne avevo molta, ma adesso sono qui. Ha senso?

Satine: Io mi direi “stai andando alla grande, quello che stai facendo è la scelta giusta”.

Francesca: Per Satine, sappiamo che stai scrivendo un libro che parlerà di D&D ma anche dei traumi della tua vita personale. Puoi dirci qualcosa su questo libro che stai scrivendo?

Satine: Sono stata molestata sessualmente da quando avevo otto anni fino a che ne ho avuti diciassette e, sempre a otto anni, ho iniziato a giocare a D&D. Ho trovato D&D e ho cominciato a giocarci costantemente, nello stesso momento in cui quella storia cominciava. Avevo due vite: quella in cui tutto andava bene, in cui giocavo e poi c’era quella in cui vigeva la più tetra oscurità. D&D mi ha dato tantissimo: è stato il posto in cui scappavo, in cui mi rifugiavo. La mia vita reale era fatta di dolore ma poi avevo quest’altra vita in cui ero forte.
Tutto quello che facevo consisteva nello sconfiggere mostri, e attraversare quei momenti mi ha dato la forza per andare avanti. Ho cercato di suicidarmi quando avevo undici anni, ma il senso di responsabilità che avevo nel gioco mi fece fermare – come se avessi delle faccende in sospeso che non potevo abbandonare. Sì, è stato particolarmente intenso. Il mio libro parla di questo, di cosa puoi fare per resistere nella vita vera; ma è anche un sourcebook [N.d.T. un manuale di un gioco di ruolo], quindi contiene delle skills che tutti possono usare come suggerimento per affrontare situazioni simili. Ci ho messo tanto tempo per riprendermi da questo trauma infantile.
Durante i miei vent’anni ho dovuto riprendermi la mia sessualità, la mia identità sessuale e il controllo su di essa. È stato come trovarsi a dire: “Oh, ecco qui chi sono”.
Poi sono diventata una Dungeon Master e ho realizzato quanto D&D mi avesse aiutato a risolvere i miei problemi, e quanto il gioco di ruolo mi avesse dato l’opportunità di costruire uno spazio sicuro anche per altre persone che stavano attraversando percorsi irti e tortuosi, che stavano attraversando i loro problemi e traumi. Alcune volte serviva loro un’ancora di salvezza, un posto in cui ricostruire sé stessi, altre volte, un posto in cui superare il proprio trauma, altre ancora un luogo in cui interrogarsi su sé stessi. Io facevo lo stesso: ogni volta, mi domandavo “Come posso essere più furba di questo mostro? Come posso usare il mio fascino per farlo stare alla larga? Quanto devo essere forte per sconfiggerlo?”. Ero brava in questo: insomma, ho cambiato Classe e ora sono diventata un Mago-Bardo.
Il libro parla proprio di questo.
Spero possa dare alle persone questo tipo di forza perché il punto è parlarne, parlarne sempre. Ci sono tante persone che stanno attraversando momenti così, ed è una cosa terribile… ma sono felice che almeno adesso se ne parli di più rispetto a vent’anni fa. Più se ne parla, più le persone possono prendersi per mano e rialzarsi, aiutarsi a vicenda, scoprendo che non sono soli e che, anzi, fanno parte di un gruppo di persone che non solo vivono un’avventura ma che attraversano quell’oscurità assieme. Bisogna mantenere quella luce dentro, anche quando tutto attorno si fa più buio, e tenersi gli amici vicino e accumulare la forza per poi spiegare delle ali infuocate e volare ovunque si voglia. Sì, è importante parlare e spero che lo si possa fare anche con questo libro.

Francesca: Possiamo sapere quando uscirà?

Satine: Dovrebbe uscire l’anno prossimo.

Note

[1] To empower, o Empowered: rafforzare, incoraggiare, o rafforzata, incoraggiata. Un termine utilizzato largamente dai movimenti transfemministi internazionali che abbiamo deciso di mantenere in originale.

[2] Secondo Urban Dictionary, un white knight è
1) Un uomo che si schiera dalla parte dei diritti delle donne definendole assolutamente eguali ma che poi si erge in qualità di cavaliere bianco per salvarle ogni volta che qualcuno attenta alla loro uguaglianza.
2) Un uomo che promuove l’uguaglianza di genere ma che pratica privilegi speciali per le donne.